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Quando si utilizza il punto esclamativo

«“E il punto si mette alla fine della carta… Dove è necessario fare una grande pausa e gettare un’occhiata all’ascoltatore, là pure ci vuole il punto, affinché il segretario, quando leggerà, non resti senza saliva. In nessun altro posto si mette il punto.”»3

Ma a metà narrazione il racconto umoristico si trasforma in una domanda aperta – da Perekladin a sé stesso e dal drammaturgo al lettore – sull’utilizzo del punto esclamativo nella vita: non solo nelle carte d’ufficio, non solo nelle lettere, ma nella vita.

«I punti interrogativi presero ad accennare in segno di approvazione coi loro uncini e istantaneamente, come a un comando, si allungarono in punti esclamativi…
“Uhm!… Questo segno d’interpunzione nelle lettere si colloca spesso. ‘Mio egregio signore!’; oppure: ‘Eccellenza, padre e benefattore!’… Ma nelle carte, quando?”. […] Possibile che l’abbia dimenticato? O l’ho dimenticato, oppure… non ne ho mai messi…”.»4

«si rivolse a sua moglie, che spesso si vantava con lui d’aver terminato i corsi in collegio. “Non sai tu, anima mia, quando si colloca nelle carte il punto esclamativo?
“E come non saperlo! Non per nulla studiai sette anni in collegio. So a memoria tutta la grammatica. Questo segno si colloca nelle apostrofi, nelle esclamazioni e nelle espressioni di entusiasmo, di sdegno, di gioia, di collera e di altri sentimenti”. […]

Per quarant’anni aveva scritto carte, ne aveva scritto delle migliaia, ma non ricordava nemmeno un rigo che esprimesse entusiasmo, sdegno o qualcosa del genere.»5

L’incontro con la scrittura di di Čechov ti regalerà il piacere di una prosa cesellata da un drammaturgo, che, poiché scrittore, si è dato il compito e l’obbligo di porre domande – come uno scienziato. Čechov rende un po’ più evidente ai nostri occhi la realtà a lui contemporanea, e la condizione umana in generale: la mostra ritagliandola in una scena chiara, anche in un tratteggio di quattro pagine.
Soltanto i punti interrogativi sanno trasformarsi in punti esclamativi; ed è così che Čechov, che firmava i suoi racconti con lo pseudonimo di Antoša Cechonte, fa utilizzare all’impiegato Perekladin per la prima volta e forse consapevolmente – non uno, ma tre punti esclamativi.

«Quando Perekladin uscì in strada e chiamò una vettura, gli parve che, in luogo della vettura, gli rotolasse incontro un punto esclamativo.
Giunto nell’anticamera del superiore, invece dello svizzero vide quello stesso segno… E tutto ciò gli parlava di entusiasmo, di sdegno, di collera… […] e firmò: “Segretario di collegio Jefim Perekladin!!!»6

Una piccola confidenza: stranamente oggi non ho confidenze.



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