Il saggio di un graphic designer, scrittore
Caro lettore, porto alla tua attenzione Graphic design: una filosofia della pratica di Riccardo Falcinelli, introduzione all’antologia Filosofia del graphic design, a cura di Riccardo Falcinelli e pubblicata nel 2021 da Einaudi.
In apertura del saggio l’autore scrive:
«Non esiste una pratica che non comporti una teoria: anche per aggiustare un rubinetto o per disporre un impianto elettrico bisogna avere un’idea di come procedere, di cosa fare prima e cosa dopo. Eppure non tutte le attività prevedono una filosofia, cioè una riflessione essenziale e morale dell’attività in sé. […] Nel XIX secolo – e in parte ancora oggi – anche il graphic design era un settore tecnico e il grafico veniva considerato un operaio specializzato […] Poi, per gradi, a partire da metà secolo, si comincia a intuire che la grafica non è una conoscenza esclusivamente specialistica, ma possiede un potere commerciale e sociale su cui è necessario riflettere.»1
Qualche pagina dopo prosegue:
«La progettazione di merci e servizi è solo un pezzo di un campo più vasto: per esempio, il graphic design contribuisce, spazializzando il pensiero, al ragionamento tout court in ambito scientifico e di ricerca: pensiamo ai diagrammi, alle tabelle, agli schemi. Inoltre, da quando il computer ha distribuito a tutti mezzi e tecnologia per produrre e far circolare testi e immagini, non è facile definire chi è designer e chi no. […] Nel mondo attuale dobbiamo considerare il graphic design un insieme di saperi e di pratiche che partecipano a dare forma al pensiero umano, sia per ragioni commerciali e pubblicitarie, sia per motivi conoscitivi, per informare o anche per narrare.»2
Queste righe di riflessione filosofica danno spazio e voce, in modo ampiamente comprensibile, a un modo di vedere il graphic design – e, quindi, la figura del graphic designer – come dotato di un suo valore intrinseco senza tempo, e che si estende al di là dell’ambito di applicazione e delle tecnologie utilizzate. Il saggio di Riccardo Falcinelli fa luce sull’evoluzione del concetto di graphic design, tracciando in 80 pagine una sua breve storia, da un’ipotesi di origine fino al 1998; perché le applicazioni del graphic design sono state e sono talmente varie e diverse e coinvolgono figure professionali con competenze specialistiche così differenti, che una definizione non semplicistica di graphic designer è tutt’altro che già di dominio pubblico.
Se graphic designer è il pubblicitario e l’intellettuale, l’artista e l’educatore, chi crea una tabella che rappresenta dati e chi invece un cartello stradale, l’attività di graphic design, al posto che essere determinata dagli strumenti e dall’opera di design compiuta, è invece innanzitutto l’attività di progettazione di quello spazio nel quale, e/o attraverso il quale, si vuole comunicare qualcosa.
«L’idea comune e più diffusa di graphic designer nasce da qui: un professionista che affronta con razionalità un problema di comunicazione per conto di un’azienda, arrivando a un risultato che sia funzionale quanto attraente.»3
Questo, ad esempio, è uno degli approcci al graphic design, quello concepito in Svizzera nel secondo dopoguerra, nel movimento International Style, che volle razionalizzare i processi creativi dimostrando che il design non è una pratica romantica e che il designer non è un creativo che lavora soltanto d’istinto.
Ti consiglio questo saggio se: per lavoro o per semplice piacere, vuoi saper leggere il graphic design contemporaneo, abbandonando i luoghi comuni e distinguendo quello che sembra nuovo, e magari non lo è, da quello che sembra stantio, e non lo è; se vuoi orientarti in autonomia negli infiniti spazi di comunicazione che incontri quotidianamente; se desideri, anche solo aprendo la app di instagram, individuare a colpo d’occhio le scelte estetiche, ma anche filosofiche, di una qualsiasi pagina che voglia comunicare qualcosa; se ami il graphic design e la filosofia che protegge da banalizzazioni e pregiudizi; se in cuor tuo sai che il graphic design non è l’arte, ma può diventare arte – subito dopo.
L’incontro con la scrittura di Riccardo Falcinelli ti regalerà il piacere di un’esposizione capace di condurre il lettore nel tracciato di una riflessione che si compie nella storia; una prosa a opera di un autore che, in qualità di graphic designer, dà una forma – una forma scelta – al suo pensiero, intrecciandolo a quello di designer, filosofi, autori presenti nell’antologia.
Una piccola confidenza: il manifesto di Paul Rand per Ibm, del 1982.
1 R. Falcinelli, Graphic design: una filosofia della pratica, in Filosofia del graphic design, a cura di R. Falcinelli, Torino, Einaudi 2021, p. IX.
2 Ibi, p. XVII.
3 Ibi, p. L.



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