I consigli senza tempo di un giovane e vecchio drammaturgo.
Caro lettore, porto alla tua attenzione Il punto esclamativo (Racconto di Natale) scritto nel 1885 da Anton Čechov per la rivista Schegge di Pietroburgo: aveva venticinque anni e si era da poco laureato in medicina.
Il protagonista è un uomo sui sessanta, Perekladin, signore impiegato, fotografato da Čechov nella notte prima di Natale.
«Il fatto è ch’egli era appena tornato da una serata dov’erano state dette molte cose sgradevoli ed offensive per lui. Dapprima s’erano messi a parlare dei vantaggi dell’istruzione in genere, poi inavvertitamente erano passati al grado culturale dei signori impiegati, al qual proposito erano state formulate molte lamentele, rimproveri e perfino derisioni circa il suo basso livello.»1
A questa serata Perekladin viene accusato in modo diretto da un giovane non solo di non aver ricevuto un adeguato livello di istruzione, ma anche di non saper scrivere bene:
«“Non basta che i segni di interpunzione li poniate correttamente… non basta! Bisogna porli consapevolmente! Voi mettete una virgola e dovete aver coscienza del perché la mettete… sissignore! E questa vostra ortografia incosciente… di carattere riflesso non val nemmeno un centesimo. È produzione meccanica e nulla più.”»2
Il racconto di Čechov, che ho letto su consiglio di Lynne Truss, dopo la premessa diventa una guida sull’utilizzo della punteggiatura, ad opera dello stesso Perekladin – che per le offese subite nel corso della serata non riesce a dormire e nella notte ripassa in modo puntuale, nella sua immaginazione, le regole fondamentali.
«“E il punto si mette alla fine della carta… Dove è necessario fare una grande pausa e gettare un’occhiata all’ascoltatore, là pure ci vuole il punto, affinché il segretario, quando leggerà, non resti senza saliva. In nessun altro posto si mette il punto.”»3
Ma a metà narrazione il racconto umoristico si trasforma in una domanda aperta – da Perekladin a sé stesso e dal drammaturgo al lettore – sull’utilizzo del punto esclamativo nella vita: non solo nelle carte d’ufficio, non solo nelle lettere, ma nella vita.
«I punti interrogativi presero ad accennare in segno di approvazione coi loro uncini e istantaneamente, come a un comando, si allungarono in punti esclamativi…
“Uhm!… Questo segno d’interpunzione nelle lettere si colloca spesso. ‘Mio egregio signore!’; oppure: ‘Eccellenza, padre e benefattore!’… Ma nelle carte, quando?”. […] Possibile che l’abbia dimenticato? O l’ho dimenticato, oppure… non ne ho mai messi…”.»4
Te lo consiglio se: per lavoro o per semplice piacere vuoi conoscere cosa accade quando spariscono dall’utilizzo, dal pensiero, dalla memoria, dei segni di interpunzione; se cerchi, da lettore e scrittore – o semplicemente da essere umano intelligente e quindi curioso – l’esempio di una narrazione che in un lampo di poche pagine, con il sorriso, sappia toccare i nervi scoperti di chiunque legga: Perekladin oggi è un lettore qualsiasi, in una quotidianità meccanica qualsiasi, non scelta e trascinata per anni, per anni e convenzione, senza mai una domanda vera.
«si rivolse a sua moglie, che spesso si vantava con lui d’aver terminato i corsi in collegio. “Non sai tu, anima mia, quando si colloca nelle carte il punto esclamativo?
“E come non saperlo! Non per nulla studiai sette anni in collegio. So a memoria tutta la grammatica. Questo segno si colloca nelle apostrofi, nelle esclamazioni e nelle espressioni di entusiasmo, di sdegno, di gioia, di collera e di altri sentimenti”. […]
Per quarant’anni aveva scritto carte, ne aveva scritto delle migliaia, ma non ricordava nemmeno un rigo che esprimesse entusiasmo, sdegno o qualcosa del genere.»5
L’incontro con la scrittura di di Čechov ti regalerà il piacere di una prosa cesellata da un drammaturgo, che, poiché scrittore, si è dato il compito e l’obbligo di porre domande – come uno scienziato. Čechov rende un po’ più evidente ai nostri occhi la realtà a lui contemporanea, e la condizione umana in generale: la mostra ritagliandola in una scena chiara, anche in un tratteggio di quattro pagine.
Soltanto i punti interrogativi sanno trasformarsi in punti esclamativi; ed è così che Čechov, che firmava i suoi racconti con lo pseudonimo di Antoša Cechonte, fa utilizzare all’impiegato Perekladin per la prima volta – e forse consapevolmente – non uno, ma tre punti esclamativi.
«Quando Perekladin uscì in strada e chiamò una vettura, gli parve che, in luogo della vettura, gli rotolasse incontro un punto esclamativo.
Giunto nell’anticamera del superiore, invece dello svizzero vide quello stesso segno… E tutto ciò gli parlava di entusiasmo, di sdegno, di collera… […] e firmò: “Segretario di collegio Jefim Perekladin!!!»6
Una piccola confidenza: stranamente oggi non ho confidenze.
1 Anton Čechov, Racconti umoristici, Edizioni e/o, 2019, p. 94.
2 Ibi, p. 95.
3 Ibi, p. 96.
4 Ibi, p. 97-98.
5 Ibi, p. 99.
6 Ibi, p. 100.



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