I consigli senza tempo di un’autrice anche radiofonica.
Caro lettore, porto alla tua attenzione Virgole, per caso. Tolleranza zero per gli errori di punteggiatura, di Lynne Truss, pubblicato in Italia nel 2005. Nell’introduzione, nelle prime righe, l’autrice riporta alcune definizioni di punteggiatura, e afferma:
«Ma la migliore di tutte, secondo me, è la semplice affermazione contenuta nel manuale di norme redazionali di un quotidiano nazionale: la punteggiatura è “un atto di cortesia volto ad aiutare i lettori a comprendere un articolo senza difficoltà”».1
Poi, qualche pagina più in là, svela:
«Il motivo per sostenere la punteggiatura è che senza di essa non esiste un modo affidabile di comunicare un certo significato. La punteggiatura vi indica come leggere, proprio come la notazione musicale indica a un musicista come suonare. Come vedremo nel capitolo seguente, le virgole furono usate per la prima volta dai drammaturghi greci duemila anni fa per guidare gli attori tra un respiro e l’altro».2
Questo libro è una guida all’utilizzo di punto, virgola, punto e virgola, virgolette, trattini, lineette, etc. – nella lingua inglese, ma non solo. Le differenze con la punteggiatura in italiano non sono tante, a parte, ad esempio, l’apostrofo del genitivo sassone e la famigerata s, prima o dopo l’apostrofo (e ripassare, in un unico libro, anche la grammatica inglese, con lo sguardo di un’autrice inglese, ha la sua incredibile bellezza).
Te lo consiglio se: per lavoro o per semplice piacere vuoi conoscere cosa accade quando una virgola c’è, non c’è, o è inserita nel punto sbagliato; se cerchi, da lettore e scrittore – o semplicemente da essere umano intelligente e quindi curioso – di usare al meglio la pausa, musicale e logica, del punto e virgola, anche quando per tutti è considerata inutile e fuori moda; se anche tu pensi che il punto interrogativo ed esclamativo degli spagnoli, quello capovolto e inserito all’inizio della frase, sia un’invenzione geniale; se ami la virgola di Oxford (ma non sai ancora che si chiama virgola di Oxford).
«Vedete quella pinna di pescecane a forma di virgola che fende minacciosamente le onde in questa direzione? Sentite lo staccato del violoncello? Be’, cominciate pure ad agitarvi e a urlare, perché si tratta della cosiddetta virgola di Oxford (nota anche come “serial comma”) ed è molto più pericolosa di quanto il suo prestigioso nomignolo intellettuale possa far pensare. C’è chi adotta la virgola di Oxford e chi non lo fa, e io mi limito a darvi un consiglio: non mettetevi mai tra gli uni e gli altri, quando hanno bevuto. Oh, la virgola di Oxford. […] “La bandiera è rossa, bianca, e blu”. Allora che ne pensate? (È la virgola dopo bianca.) Siete pro o contro?»3
Il libro di Lynne Truss mostra già in copertina, nel titolo in lingua originale, tutta la carica di umorismo, arguzia e necessaria pignoleria con la quale i lettori avranno a che fare per 204 pagine: Eats, shoots and leaves. Il soggetto della frase è un placido panda che, invece di mangiare germogli e foglie, a causa di una virgola sbagliata, si trasforma in un pericolo pubblico e, in un bar, prima di andarsene, mangia e spara due colpi in aria.
L’incontro con la scrittura di Lynne Truss ti regalerà, senza dubbio, il piacere di una prosa con le virgole sempre al posto giusto; ma c’è dell’altro: una prosa con le parole che sgorgano – insieme alle virgole – dalla tastiera di un’autrice anche radiofonica. Ed è di altissimo valore poter leggere a proposito di punteggiatura non le parole di un grammatico ma quelle di un’autrice che è voce scritta e voce al microfono.
La punteggiatura, nel discorso scritto o orale, è infatti sempre e comunque arte drammatica, fatta di: pause, tono, inflessioni, intenzioni. Scrivere un testo con la punteggiatura corretta vuol dire provare a mettere su carta, o schermo, con dei segni codificati, un pensiero, e farlo nel modo più fedele possibile a quanto si ha in mente di trasmettere alla mente del lettore; significa avvicinare il lettore all’autore, o a un suo personaggio. Il lettore, grazie alla punteggiatura, può organizzare nel proprio spazio mentale (che è molto simile a un teatro) il discorso che sta leggendo e dotarlo del senso voluto, e della voce data, dall’autore. Il lettore diventa, in quel tempo, l’attore e regista alla prese con un drammaturgo.
Una piccola confidenza: anche nel libro più bello capita di trovarsi in disaccordo con lo scrittore, che forse cerca addirittura questo disaccordo; e io, a differenza di Lynne Truss, penso che quel negoziante in Inghilterra che ha esposto in vetrina il cartello “Hai dischi vecchi di cui puoi fare a meno”4, omettendo il punto interrogativo finale (e iniziale), abbia commesso un simpatico errare.
1 Lynne Truss, Virgole, per caso. Tolleranza zero per gli errori di punteggiatura, Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 2005, p. 7.
2 Ibi, p. 25.
3 Ibi, p. 56.
4 Ibi, p. 13.



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